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日志


10月22日

Rassegna di cinema gay "Omovies" 29-30-31 Ottobre 2008 Cinema Astra

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Presentazione Rassegna  a cura di Massimiliano Palmese.

La rassegna è composta da film e documentari gay e queer che  OMOVIES porta in visione a Napoli e che raccoglie il meglio di quanto il panorama nazionale e internazionale abbia offerto nelle ultime stagioni cinematografiche. In programma: il cartone animato-scandalo “Rick & Steve, la coppia gay più felice del mondo”; il documentario “Le regole del Vaticano”, una riflessione su religione e omsessualità;  “Stracult- Mondo gaio” presentato da RaiSat, un “blob” su come il cinema italiano nel tempo ha rappresentato gay e lesbiche; il film “Corazones de mujeres”, commovente road-movie Torino-Casablanca;  alcuni titoli della distribuzione  italiana  Fourlab: “Latter days”“Boy culture” e la deliziosa commedia lesbo “El favor”; e “Naked boys singing”, il film tratto dal musical americano recitato da ragazzi completamente nudi, che vanta una lunga tradizione di successi in tutto il mondo. OMOVIES  vuole raccontare alla platea più vasta possibile proprio questo movimento, e lo farà sulle immagini di film americani. Certo non dimenticheremo la produzione italiana: le ultime stagioni hanno visto l’uscita di Cover Boy, Riparo, Altromondo, All’amore assente. Ma l’Italia ultimamente è molto attiva anche nel settore documentaristico. I lavori made in Italy riflettono quasi tutti sul ritardo del Belpaese rispetto all’Europa in tema di diritti glbt. E così se il coraggioso Le regole del Vaticano ne ricorderà la causa, Senza fine ne racconterà gli effetti, mentre Le famiglie arcobaleno dipingerà una società italiana già rinnovata al suo interno e che suggerisce la strada per il definitivo superamento delle ipocrisie.

"Laviamo via il pregiudizio" di Vittorio Lingiardi * dal quotidiano L'Unità del 21 ottobre 2008

«Se non si può vivere d’amore, si può morirne», dice un verso di John Donne. E penso a Matthew Shepard, un ragazzo gay di ventun anni, legato a un recinto e ucciso di botte in una notte di ottobre del Wyoming. Era il 12 ottobre 1998, dieci anni fa. La memoria corta dell’umanità non ha impedito di fare di questo ragazzo un simbolo della lotta contro l’omofobia. È anche per lui che la parola omofobia ha smesso di essere un vocabolo sconosciuto nelle nostre case, e molti Stati, non ancora l’Italia, si sono sentiti in dovere di adottare una legislazione idonea per combatterla. Memorabile l’orazione del padre di Shepard, nel corso del processo, di fronte agli assassini del figlio.
Disse il padre: «Matt è divenuto un simbolo, alcuni dicono un martire, il ragazzo-della-porta-accanto contro i crimini motivati dall’odio. Va bene. Matt sarebbe contento di sapere che la sua morte è stata di aiuto per gli altri... La speranza in un mondo migliore, senza discriminazioni nei confronti delle diversità, era la sua molla. Lei, signor McKinney, e il suo amico, signor Henderson, avete assassinato mio figlio. Lei ha aperto gli occhi alla gente, ha permesso al mondo intero di comprendere che il modo in cui vive una persona non può giustificare la discriminazione, l’intolleranza, la persecuzione, la violenza. Io non potrò riavere mio figlio, ma posso fare del mio meglio perché questo non accada a un’altra persona o a un’altra famiglia. Mai più. Mio figlio è diventato un simbolo del rispetto dell’individualità e della diversità».Nella vita politica e personale, questo simbolo si accende, e spesso si spegne, in continuazione. Uno sguardo ai fatti, piccoli e grandi, dell’ultimo mese. In Ecuador, un referendum ha approvato, con oltre il 65% dei voti, la nuova Costituzione, che riconosce i diritti delle coppie di fatto, comprese quelle dello stesso sesso. In India, la Corte Suprema sta discutendo la richiesta avanzata da alcune associazioni di abolire il reato di omosessualità, previsto dall’art. 377 del codice penale: il verdetto sarà noto nei prossimi giorni. Tra poco sapremo anche cosa decideranno i cittadini della California, chiamati a votare, il 4 novembre, non solo per il nuovo presidente degli Stati Uniti, ma anche, con apposito referendum, per abrogare la legge attualmente in vigore che consente i matrimoni gay. McCain vuole sfruttare a suo favore il voto anti-gay dei conservatori, mentre Obama ha dichiarato che quella legge deve rimanere in vigore. Intanto, il Connecticut ha esteso i diritti delle coppie eterosessuali anche a quelle omosessuali.
In Italia riprende il dibattito parlamentare sull’omofobia e sulle unioni civili, che tante pene ha causato alla precedente legislatura. In Commissione Giustizia, la deputata Pd Paola Concia ha presentato la proposta di legge recante «Disposizioni in materia di reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere». Pochi giorni dopo, i ministri Rotondi e Brunetta hanno depositato la proposta di legge DiDoRe (Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi), ennesimo acronimo che prova a regolamentare le unioni di fatto. Da quello che si può leggere, i DiDoRe rimangono nell’ambito del diritto privato, trascurano questioni fondamentali come la pensione e l’eredità e, richiedendo una convivenza da almeno tre anni, veicolano l’idea che i cittadini a cui si rivolge questa proposta di legge sono comunque meno affidabili di altri, quelli che possono sposarsi.
A chi pensa esistano famiglie di serie A e di serie B, suggerisco la lettura di un libro appena uscito per le Edizioni Mimesis, «Le unioni tra persone dello stesso sesso», a cura di Francesco Bilotta, ricercatore di diritto privato a Udine, ma cresciuto alla cattedra di Stefano Rodotà. Attraverso profili di diritto civile, comunitario e comparato, per la prima volta in Italia si affronta il nodo giuridico delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, studiando la percorribilità di una strada giudiziaria che consenta di tutelare i diritti delle coppie omosessuali. Per Anthony Giddens «una democrazia delle emozioni non fa distinzione di principio fra relazioni eterosessuali e omosessuali». Non serve dire: «ho tanti amici gay». Serve vivere in uno Stato capace di offrire a tutti i suoi cittadini le stesse opportunità. Inutile chiudere gli occhi: la famiglia è sempre una costruzione sociale. Il riconoscimento delle famiglie omosessuali, che di fatto già esistono, non toglie nulla a nessuno. È un’acquisizione di diritti per alcuni, non una riduzione di diritti per altri. Un percorso che, illuminando la vita di una minoranza, porta luce al futuro di un’intera società. Ma succede di finire nelle tenebre. È il caso di Chiara Atzori, infettivologa presso l’Ospedale Sacco di Milano e sostenitrice della terapia riparativa, che a Radio Maria, nella trasmissione «Il medico in diretta», rispondendo a un ascoltatore preoccupato che la “legalizzazione” dell’omosessualità possa diffondere l’Aids, non solo non sente il bisogno di spiegare che non siamo in Iran e che da noi l’omosessualità non è illegale, ma rincara la dose aggiungendo che «nei Paesi dove è avvenuta la normalizzazione dell’omosessualità, e quindi in qualche modo la depatologizzazione intesa come, così, equiparazione di un modo di essere come un altro, i risultati sanitari sono stati devastanti». Insomma la vecchia teoria del gruppo di untori (il trascritto verbatim della trasmissione è disponibile su internet). E questo proprio nei giorni in cui il Papa, in occasione dei 40 anni della Humanae Vitae di Paolo VI, lancia un nuovo attacco ai metodi contraccettivi. Ma dove sta di casa la scienza? La domanda circolava anche in un convegno organizzato dall’Associazione Italiana degli Psichiatri e Psicologi Cattolici, a Roma, lo scorso 11 ottobre. Nel tentativo, dicono gli organizzatori, di favorire un dialogo tra chi si riconosce nei valori della Chiesa (e quindi, deduco, nella convinzione ratzingeriana per cui «la persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente») ma anche, in quanto psicologo, appartiene alla comunità scientifica e quindi dovrebbe considerare l’omosessualità come una variante della sessualità umana. Come si può capire, si tratta soprattutto di un dialogo interno allo psicologo cattolico, che va comunque sostenuto con l’ascolto e la condivisione di materiale scientifico. Il convegno ha offerto l’occasione di ascoltare la bella testimonianza di Natascia, insegnante e laureanda in psicologia: «quello che posso dire riguardo alla mia esperienza, in parole semplici, è che nel momento in cui mi sono riconciliata con la mia affettività e il mio orientamento omosessuale lì ho trovato ad attendermi Gesù. Ho sentito un forte senso di liberazione e qualcosa si è sciolto dentro di me: finalmente potevo vivere pienamente la mia identità. È stato un cammino lungo che mi ha chiesto umiltà e coraggio, ma da sono ripartita per costruire una vita vera, sana ed equilibrata».
Il problema è l’omofobia. Come assetto emotivo e fenomeno sociale. Un fattore così potente che spesso finisce per essere interiorizzato dalle stesse persone omosessuali, tradotto in vergogna e indegnità. Al punto da spingere alcuni a chiedere di essere aiutati a cambiare orientamento sessuale. Impresa impossibile, diceva Freud. Sciaguratamente, a questa domanda, alcuni psicologi, ai margini della comunità scientifica, rispondono proponendo nefaste “terapie riparative”, di “riconversione” all’eterosessualità. Interventi pericolosi, che rinforzano il pregiudizio e peggiorano lo stato psicologico di persone già sofferenti. A Napoli, il 9 ottobre, l’associazione «I-Ken», con il contributo di Provincia, Comune e Università, ha organizzato la prima giornata nazionale di studio: «Omofobia. Interventi integrati in ambito educativo». Quelli di «I-Ken» lavorano sodo sul territorio della città e si sono inventati un simbolo bellissimo: una saponetta rosa che lava via il pregiudizio. La democrazia, politica ed emotiva, è sempre imperfetta, ma buone leggi possono fare molto per migliorarla. Auguriamoci che la saponetta che lava il pregiudizio finisca nei bagni del nostro Parlamento.

* Psichiatra e psicoanalista, docente alla Università “Sapienza” di Roma

10月21日

Il vero superamento è nell'essere propositivi!

Invito tutti ad inviare questo nuovo documento ideato e stilato dai precari di tutta l'Italia, soprattutto ai giornali locali e nazionali, poi a politici, ai sindacati ed al Presidente Napolitano.
Il nuovo documento è una sorta di "sfida" alla Gelmini ed a Napolitano che invitavano a fare proposte senza dire solo dei no.Dobbiamo divulgarlo quanto più possibile!

Il Presidente della Repubblica Napolitano chiede di essere propositivi, ed il ministro Gelmini invita a dire dove trovare le risorse per assumere 130.000 operatori della scuola.
Dato che abbiamo un ministro che non "capisce", ci pensiamo noi a dare qualche suggerimento che vorremmo girare anche al Presidente Napolitano:

1) Seria lotta all'evasione fiscale
2) Tagliare le Province, gli stipendi dei Parlamentari, i Parlamentari, le comunità montane, gli enti inutili
3) Un taglio del 10% del numero dei rappresentanti negli organi elettivi, dalle circoscrizioni ai comuni, alle province, alle regioni.
4) Drastica riduzione delle consulenze esterne; diminuzione degli stipendi dei dirigenti statali e delle loro pensioni
5) Aumento della tassazione degli alti redditi, dei grandi patrimoni, dei guadagni dovuti alla speculazione finanziaria-borsistica; reintroduzione della tassa di successione per le grandi eredità
6) Tassare i beni ecclesiastici non connessi ad attività di culto; abolire l'otto per mille e qualsiasi altra forma di sovvenzionamento statale alle Chiese
7) Invece di dare aiuti di Stato alle industrie automobilistiche, darli alla scuola
8) Invece di prevedere finanziamenti da dare alle banche in crisi, prevedere finanziamenti per assumere i precari: si otterrà un immediato aumento dei consumi interni che potrà salvare il paese dalla grave crisi economica in corso
9) Riduzione delle spese militari
10) Eliminazione dei finanziamenti alle scuole private a favore della scuola pubblica statale

Siamo pronti a discutere le nostre proposte con il ministro Gelmini, che finora non ci ha mai ricevuti nonostante le nostre richieste, e con il Presidente Napolitano.

VERSO L’11 OTTOBRE 2008 PIAZZA DELLA REPUBBLICA ROMA

Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali enei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità. Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l'hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente,
ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un'altra idea
di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E' una risposta che non può tardare ed è l'unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e
politica.?Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un'opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi :

1.. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell'Europa quale principale
protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e
Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
2.. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo
economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli "omicidi bianchi" è necessario intensificare i controlli e imporre l'applicazione delle sanzioni
alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro:

lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;
3.. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E' una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti,
l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le
istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo è costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;
4.. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio
pubblico e nelle scelte personali;

5..sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere piena cittadinanza alle richieste dei movimenti Gay Lesbici Trans Queer per la pari dignità e l'uguaglianza dei diritti, e a quelle relative alla scelta del proprio destino biologico;

6.. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l'acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un'idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un'idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell'esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell'uso delle risorse e l'uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E' fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.

7.. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l'immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.
Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in
affanno. L'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com'è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).
Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l'ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un'iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all'avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

080125tesseramento2008

NON SIAMO INVISIBILI, SIAMO DI TANTI COLORI!MO’ BBAST!

Ci opponiamo alla deriva culturale che sta attraversando il nostro paese, alle politiche di sicurezza a “tolleranza zero”, ai sindaci sceriffi, ai vigili giustizieri, alla camorra da far-west che spadroneggia nelle nostre strade.

Contro una Napoli in stato di assedio, contro l’uso legittimo del potere violento delle forze dell’ordine esercitato su cittadini manifestanti. Assistiamo alla riscrittura di leggi razziste ad hoc; avvertiamo giorno dopo giorno una fretta da parte delle destre xenofobe di rivalutare il valore storico e culturale del fascismo.

Noi scendiamo in piazza per rompere il silenzio, per opporci a questo tipo di revisionismo e manifestare contro la discriminazione, lo sfruttamento, l’odio, la violenza, contro la guerra tra i popoli, contro un nemico imposto, contro chi si sente depositario di un potere di vita e di morte da esercitare sull’essere umano.

Milano, Parma, Castelvolturno, le aggressioni di Pianura ci impongono di manifestare per difendere la libertà di sentirci padroni dei nostri corpi e del colore della nostra pelle, per la nostra felicità, per rivendicare tutti insieme libertà, democrazia, giustizia e verità. Come non mai allergici agli abusi di potere siamo un corpo unico con i fratelli migranti.

 

PERCHE’ LE STRADE SONO DI CHI AMA….

 

MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA A CASERTA 4 OTTOBRE 2008

 

L.E.S.S.   GIOVANI COMUNISTI
 

impastato

Appello per il Jatevenne Day. Napoli 27 settembre 2008

Global Project Napoli -
Dalla Selva di Chiaiano per resistere un minuto in più.

Da quattro mesi la nostra comunità si sta mobilitando contro l’ennesimo scempio ambientale nella nostra regione, l’ipotesi del governo di costruire una mega discarica da 700 mila tonnellate di rifiuti nella Selva di Chiaiano, all’interno del Parco delle Colline.
Una battaglia non solo contro la costruzione della discarica a Chiaiano, ma contro l’intero piano rifiuti voluto dal governo a dagli amministratori locali, incentrato su discariche ed inceneritori.
Un piano, che dopo 14 anni di malgoverno, tende ad affermare gli interessi dei poteri forti sulla pelle di intere comunita’.
In questi mesi abbiamo avuto l’occasione di conoscere nelle lotte le altre comunità della Campania che resistono alla devatsazione ambientale, e tutte le comunità che nel nostro paese difendono i beni comuni ed il diritto al dissenso.
La manifestazione nazionale del 1 giugno, ha visto accorrere a Chiaiano e Marano, in virtù del mutuo soccorso, migliaia di cittadini ed attivisti dei comitati. Comunità con le quali abbiamo avuto modo di conoscerci e contaminarci, comprendere le ragioni delle lotte in difesa dei beni comuni e comprendere come in questo paese oggi e’ in atto un emergenza democratica senza precedenti.
La battaglia di Chiaiano e Marano, ha assunto un valore simbolico importante nello scontro tra le comunita’ resistenti e gli interessi dei poteri forti.
Da un lato la determinazione di chi ha preso tra le mani il destino dei propri territorio, ha delegittimato le istituzioni del malgoverno, e ne ha costruite delle altre , attarverso i presidi, le assemblee, e la difesa del potere decisionale sulle scelte del territorio.
Dall’altro i poteri forti, intenti ad applicare la ricetta della difesa dei porpri interessi davanti allo schock che le comunità della Campania hanno subito con la cronica crisi dei rifiuti.
Gli interessi degli inceneritoristi legati a Confindustria, come Fibe, il gruppo Impregilo, e A2A, gli interessi di chi come l’attuale governo deve entrare nella spartizione degli affari speculativi della nostra regione fino ad ora gestiti dal centro sinistra.
Gli interessi di pochi , contro la vita di tutti.
Esattamente come avviene a Vicenza o in Val di Susa , in cui altri interessi, quelli della CMC , della Lega Coop, del governo americano, vengono difesi contro l’interesse delle comunità.
La nostra resistenza al governo, ha visto mettere in campo da quest’ultimo il massimo della forza possibile. Delle vere e proprie leggi speciali, attraverso il decreto 90, che regolarizzano quello che fino a ieri era il meccanismo di smaltimento illegale dei rifiuti , consentendo lo sversamento in discarica di ogni tipo di rifiuto. Allo stesso modo , le leggi speciali, colpiscono i comitati, gli attivisti, le comunita’ che resistono attraverso un riordino delle normativa vigenti sui blocchi stradali , e con l’individuazione della figura dei "promotori" che vengono messi in galera fino a 5 anni di carcere.
Accanto a questo, l’utilizzo dell’esercito, che nel mese di luglio ha militarizzato completamente l’area delle cave di Chiaiano e Marano, truppe di ritorno dall’Afghanistan che vengono mandate contro i cittadini con l’utilizzo di strumenti di guerra , come i rilevatori termici ed armati di tutto punto.
Una dichiarazione di guerra.
Quello che noi abbiamo definito un’esercito invasore, mandato dal governo per dichiarare guerra alle nostre comunità, e con noi alla difesa della salute, dell’ambiente, del bene comune.
Per questo motivo siamo davanti ad una vera e priopria emergenza democratica, che vede le comunità resistenti scontrarsi a viso aperto contro il governo armato.
Una situazione nuova che deriva da una già latente emergenza democratica che dura da oltre 14 anni nella nostra regione, dove nel nome dell’emergenza e della difesa degli interessi dei poteri forti le comunità sono state estromesse dalla decisione sul futuro dei territorio, andando a costruire uno scenario di spartenze, affari e complicità sulla nostra pelle.
Dopo aver accettato il confronto tecnico con il governo, ci siamo trovati militarizzati, blidati, epropriati della nostra terra.
Per questo abbiamo deciso di generalizzare la nostra lotta, colpendo in diversi punti della metropoli, attuando dei blocchi metropolitani, sulle tangenziali, sulle autostrade, nelle vie del centro, violando le zone rosse ogni qual volta Berlusconi veniva a fare passerella in città.
E davanti a tutto questo nulla è stato avviato rispetto alle sole vie per uscire dall’emergenza , come la raccolta differenziata "porta a porta" e gli impianti di trattamento a freddo al posto degli inceneritori.
Siamo convinti che ciò che sta accadendo in Campania è una laboratorio di sperimentazione per l’esercizio di sovranità in difesa degli interessi dei poteri forti, e di repressione verso tutte le forme di espressione del diritto al dissenso. Una sperimentazione che potrà essere ben presto riporposta contro i Dal Molin e contro i No Tav che proprio nei prossimi mesi affronteranno, come noi, una fase decisiva dello scontro con il governo. Davanti alla militarizzazione ed all’esproprio delle nostre terre, facciamo nuovamente appello al mutuo soccorso, a tutti coloro che in questo paese hanno gridato "Siamo tutti Chiaiano" , che hanno dato la loro solidarieta’ attiva alla nostra lotta, cosi’ come noi abbiamo fatto contro i trafori di morte e le basi di guerra, percheè la difesa dei beni comuni e del diritto al dissenso è un punto fondamentale della democrazia in questo paese.
Nel mese di settembre dopo i lavori di bonifica dell’area, il governo vorrà cominciare i lavori di costruzione della mega discarica, e noi saremo li’ ad impedirglielo.
Per questo abbiamo deciso di convocare una manifestazione nazionale nel mese di settembre a Chiaiano e Marano. Abbiamo detto in questi mesi che resisteremo un minuto in più di loro.
A Berlusconi e Bassolino l’abbiamo dimostrato ogni qualvolta hanno aperto bocca su Chiaiano e Marano. Ora vogliamo dimostrarlo a tutto il paese, insieme a tutti quelli che nei prossimi mesi condurranno importanti battaglie come la nostra.

SABATO 27 SETTEMBRE 2008
JATEVENNE DAY

Presidio permanente contro la discarica

DIRITTI IN PIAZZA: IL 27 SETTEMBRE CORTEO A NAPOLI CONTRO LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO

US CGIL CAMPANIA) - 17 settembre - Definito il percorso della manifestazione promossa a Napoli dalla Cgil - per il 27 settembre - nell'ambito della mobilitazione nazionale contro la politica economica del Governo Berlusconi.
Il corteo partirà alle 9,30 da p.zza Mancini (adiacenze p.zza Garibaldi), si muoverà lungo il corso Umbero I (Rettifilo) per poi confluire a p.zza del Gesù dove si terrà il comizio finale della manifestazione.
Obiettivo della mobilitazione della Cgil è quello di indurre la  modifica delle scelte del governo in materia di diritto al lavoro, allo studio, alla salute, rispetto alle scelte in materia economica e riguardo le infrastrutture, la precarietà, la previdenza sociale, l'immigrazione.

PER CAMBIARE LE SCELTE DEL GOVERNO

1.    Che riducono il potere d’acquisto di salari e pensioni, non combattono l’evasione, non danno risposta al disagio sociale, mentre peggiorano le condizioni del lavoro, aumenta la cassaintegrazione e la disoccupazione. Vogliamo risposte sulla piattaforma fiscale ( 1000 euro in 3 anni ) e su quella del sindacato dei pensionati, per contrastare nuove povertà e far ripartire lo sviluppo.

2.    Che tagliano più di 8 miliardi alla scuola pubblica e al sistema della conoscenza. 150.000 posti di lavoro in meno, licenziamento di precari, attacco all’obbligo scolastico. Con il maestro unico si stravolge il sistema dell’istruzione primaria. Si rinuncia ad una istruzione di qualità. Si privatizza la scuola pubblica.

3.    Che tagliano i diritti sul mercato del lavoro, l’orario e la contrattazione a partire dal ruolo del contratto nazionale. Si svuotano le misure su salute e sicurezza. Aumenta il precariato. Vogliamo il rispetto dell’accordo sul Welfare e un profondo cambiamento del libro verde.

4.    Che tagliano pesantemente le risorse per la sanità e il sistema di welfare. Ciò porterà alla riduzione delle prestazioni, a nuove disuguaglianze e alla crescita del disagio sociale e dell’emarginazione. Negano l’integrazione degli immigrati varando provvedimenti xenofobi.

5.    Che tagliano gli investimenti e le infrastrutture, penalizzando così il Mezzogiorno e l’occupazione. Si accentuano le distanze sociali e le disuguaglianze nel paese bloccando lo sviluppo.

6.    Che tagliano pesantemente le retribuzioni dei lavoratori pubblici e della conoscenza. Vogliono rinnovare i contratti con risorse inferiori all’inflazione. Cancellano la stabilizzazione dei precari. Con i forti tagli al sistema delle pubbliche amministrazioni riducono il ruolo dei servizi pubblici.  

Intervento al VII Congresso Provinciale di Rifondazione Comunista di Napoli 11-12-13 Luglio 2008

Care  Compagne e Compagni,sono Mario Zazzaro del Circolo di Pianura, nella mia vita ho sempre saputo di essere un uomo di sinistra sin dalla prima adolescenza, ma non avevo mai capito il mio Partito di appartenenza. Le mie idee politiche divennero più chiare a 16 anni quando al cinema trasmisero “Il postino di Neruda”, quando gridavo e cantavo nei cortei e nelle manifestazioni inni, canzoni e frasi slogan, che all’epoca, forse, non comprendevo fino in fondo. Ho militato per anni fuori dai partiti perché temevo di essere assoggettato e fagocitato, anzi direi schiacciato al suolo dalla “logica del partito”, perché mi inorridiva l’eventuale castrazione del mio libero pensiero, del mio libero agire. Poi ho militato accanto al PRC grazie alla fantastica avventura intrapresa 2 anni e mezzo fa e che continuo a vivere con alcuni amici, con i quali ho fondato e dirigo l’Ass. <<i Ken>>, ed il mondo associativo penso sia un buon strumento per attuare la vera politica dell’azione sul territorio e solo grazie a questa esperienza ho maturato la convinzione della grandezza e della importanza dell’esistenza di un grande Partito come RC, che è sempre stato aperto al dialogo con i movimenti e con le associazioni. Questo Partito aveva finalmente aperto e messo nel proprio DNA la difesa dei diritti civili e posto sotto l’ala protettrice gli omosessuali e quindi i bisogni e le necessità di altre vittime della discriminazione e dell’indifferenza di una società che si professa civile rispetto ad altre, ma che tale non è, perché soprattutto negli ultimi anni va sempre più verso l’intolleranza di ogni genere e che per nulla va a tutelare le minoranze, qualunque esse siano. Quando il 14 aprile ci riunimmo di sera con alcuni Compagni per seguire l’esito delle elezioni e constatando la storica sconfitta di RC, mi sono sentito sbattere sul viso non solo il portone del Parlamento, l’essere rappresentato, tutelato e rivendicato, ma soprattutto vedevo infrangere e crollare a pezzi i miei sogni di libertà, di uguaglianza, di giustizia sociale, di autodeterminazione delle persone, di libertà di scelta  e di diritto all’esistenza. Il nostro impegno non deve più sostituire la tolleranza con la solidarietà, oggi ogni briciola delle nostre forze deve combattere l’intolleranza del regime del terzo millennio che riporta alla luce la tessera per un bene primario, come il pane. Di quella sera ricordo gli occhi dei Compagni e la sensazione dei miei, volevamo piangere e avremmo distrutto tutto per la rabbia, ma eravamo costantemente trattenuti ed improvvisamente invasi dalla razionalità Hegeliana che una volta era tipica del Comunista vecchio stampo, ancora troppo legato a quel senso profondo di autocritica immobilizzante. In quel momento << il sonno della ragione generava mostri>> e li stiamo vedendo e vivendo ora con appena 2 mesi di Governo. Ma oggi per noi il sonno della ragione non deve essere la morte o la quiescenza della razionalità, ma il rinvigorimento dell’emozione, della passione di fare la vera politica, cioè del tornare realmente fra la gente, nei posti di lavoro, nella scuole, nelle università, nel mondo della cultura, dobbiamo tornare a militare a tutti i livelli. Perché se a 30 anni si decide di sostenere un Partito sottoscrivendo per la prima volta una tessera in un Circolo di un territorio difficile come quello di Pianura, lo si può fare solo per passione e per la profonda convinzione che il nostro Paese ha bisogno di un Partito come RC. Si inizia a militare con tanto di iscrizione al Partito perché per puro caso si incontra nel pieno di Liberfesta di Pozzuoli la Compagna Emilia Lanzaro e scatta subito una grande intesa grazie all’affinità non solo mentale, ma soprattutto dell’azione. Poi ci siamo incontrati nuovamente alla manifestazione del 20 Ottobre ed all’Assemblea della Costituente della Sinistra Arcobaleno, dove gridavamo forte in centinaia di persone l’esigenza e la volontà di attuare una partecipazione diretta alla costituzione di un grande soggetto politico tramite i laboratori politici. Ho iniziato a frequentare il Circolo di Pianura perché volevamo avviare un cineforum che desse la possibilità del libero confronto e quindi di crescita dei Compagni del Circolo, ma non ne sono più uscito da quel Circolo perché avevo costatato che quello era un importante punto di riferimento sul territorio per i bisognosi, non solo perché era avviata una attività di doposcuola per i bambini che non potevano permettersi di pagare una insegnante privata, ma anche perché si insegnava l’italiano agli immigrati africani, perché era aperto ad ogni ora e si cercava di risolvere le più svariate problematiche della vita quotidiana delle persone. Ora il Circolo è chiuso e non per nostra volontà, ma siamo alla ricerca di una nuova sede, che nel frattempo è stata degnamente sostituita dalla casa di Emilia e di Antonio. Potrei continuare parlando della presenza  di Emilia nell’associazione antiracket, una presenza che ha determinato una importante operazione di sensibilizzazione sul territorio, o della comune esperienza nonché della solitudine ed dell’abbandono da parte anche di molti Compagni nel momento in cui è scoppiata la rivolta incivile dei Pisani per la vergognosa richiesta dopo 40 anni della riapertura della discarica a Pianura; e tanto ancora. Il mio percorso e quello del Circolo aveva già da tempo iniziato a credere e mettere in atto tutto ciò che oggi leggiamo nella mozione di Vendola, il nostro popolo ha bisogno di questo grande Partito e che resti comunque unito e che faccia innamorare e continuare a credere in sé, non di certo per accattivarsi semplicemente il consenso delle persone, ma soprattutto, come dice Vendola nella sua mozione, per ricostruire e produrre “senso”. Non è semplicemente la riconquista di credibilità e consenso, è l’input per il rinnovamento di un Partito, è la scintilla che mette in moto il motore di un Partito, che inizi nuovamente a mettersi in gioco perché deve essere <<una scommessa sul futuro e non una ipoteca sul passato>>. Parliamo di più di Peppino Impastato, del nostro giornalista Siani, della vittima Giuliani del G8 e delle reali problematiche dei nostri territori, continuiamo a fare autocritica, ma senza che sia immobilizzante; continuiamo a credere nei nostri valori di sempre ed ampliamo sempre più il nostro spettro di azione, continuiamo nella ricerca e nella conquista di sempre più diritti <<per gli sfrattati dalla vita>> per un welfare di estensione dei diritti fondamentali alle persone e non solo ad una parte elitaria dei cittadini, lottiamo per la liberazione dell’ambiente e della natura dal mercato, cambiamo questo modello economico sociale procreatore di diseguaglianza, lottiamo per la laicità, ma facciamolo in modo unitario, perché se è vero che la libertà comporta sempre il rischio di sbagliare, solo chi sbaglia vive il peso autentico dell’esperienza. Grazie a tutti.